Mostre

43esima Edizione del Giffoni Film Festival
Complesso Monumentale di San Francesco
Giffoni Valle Piana (SA) - dal 18 al 27 luglio 2013
Istallazione contemporanea interattiva sul tema degli amuleti portafortuna, ideata e curata da Erminia Pellecchia e
dedicata ai piccoli pazienti dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Alla 43esima Edizione del Giffoni Experience, AURA è anche cultura e arte, grazie alla mostra "Talisman" di Pietro Loffredo.
Il Giffoni Experience e AURA (l'associazione che cura diversi progetti sociali per il GFF), hanno dedicato una giornata ai piccoli pazienti dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma con proiezioni, sorprese e animazioni all'insegna della comicità e della creatività.

Rassegna Stampa:


Corriere Del Mezzogiorno > Napoli > Speciale Giffoni Film Festival 2013
C'è il "red carpet" di cornetti portafortuna.
L'installazione è formata da un tappeto e da una cascata di rossi corni con cui i bambini potranno interagire trasformandosi in attori nel segno dell'allegria.
È stato inaugurato nell'ambito del Giffoni Experience, a Giffoni Valle Piana, il red carpet di cornetti da calpestare sulle tracce della fortuna, opera dell'artista Pietro Loffredo. Si tratta di un segmento della mostra "Talisman", curata dalla giornalista Erminia Pellecchie e recentemente allestita al castello di Arechi in attesa di approdare a Berlino. Il pittore ha scelto gli elementi più ludici del suo progetto espositivo, costruendo un'installazione "site specific" per il Festival del Cinema per ragazzi, formata da un tappeto e da una cascata di rossi corni con cui i bambini potranno interagire trasformandosi in attori di un momento performativo nel segno dell'allegria.

• tratto da: www.giffonifilmfestival.it/news
Talisman: scaramanzia e arte con Pietro Loffredo
I corni, che nella tradizione campana vengono utilizzati per tenere lontano la cattiva sorte, sono i protagonisti di Talisman, l'installazione dell'artista Pietro Loffredo e curata dalla giornalista Erminia Pellecchia, in mostra al Complesso Monumentale del San Francesco fino al 27 luglio. L'iniziativa, promossa dall'associazione Aura, che si occupa dei progetti sociali curati dal Gff, rientra nel calendario delle mostre organizzate per la 43esima edizione di Giffoni Experience.
Napoletano, Pietro Loffredo inizia la sua attività espositiva nel 1982, dopo essersi formato all'istituto d'arte. Inizialmente privilegia la pittura su tessuto e la creazione di arazzi. Dal 1999, anno in cui comincia a lavorare su tavola, si definisce la sua cifra stilistica nella scelta di soggetti privilegiati: angeli neri e i suoi celebri cornetti rossi, protagonisti della mostra al Giffoni Experience.
L'installazione è formata da un tappeto e da una cascata di corni rossi con cui i bambini possono interagire trasformandosi in attori nel segno dell'allegria. Il pittore ha deciso di costruire un'installazione "site specific" per il festival del cinema per ragazzi, scegliendo gli elementi più ludici del suo progetto espositivo. "L'installazione di Giffoni - spiega la Pellecchia - è una tappa della mostra che da Tunisi, arricchendosi lungo il viaggio sulle tracce della fortuna di altri talismani, approderà a Berlino, per poi seguire altre rotte. Abbiamo lasciato la parte più ludica, accattivante, più a misura di bambino. Ci sono i pesci-corni, in omaggio alla Tunisia, i corvi berlinesi che sanno un po' di fumetto noir e, soprattutto, la cascata e il tappeto di cornetti beneauguranti per regalare un sorriso ai ragazzini di Aura. Il visitatore diventa attore e interagisce con gli amuleti, toccandoli, passeggiandoci sopra, esprimendo un desiderio. Nel gioco del non è vero ma ci credo, se si rompe un cornetto (nell'allestimento effimero è auspicato e voluto) allora vuol dire che la buona sorte è con te."

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Museo Archeologico di Castello Arechi
Salerno - dal 17 maggio al 25 giugno 2013
(prorogata fino al 15 luglio 2013)
Installazione site specific realizzata per la roccaforte salernitana a cura di Erminia Pellecchia.
Esposte per la prima volta le opere della collezione "corvi".

Testi critici tratti dal catalogo dell'omonima mostra, pubblicato dalla Paparo Edizioni nel dicembre 2013:

 

Se la fortuna aiutasse sempre gli audaci
di Federico Costanza
Direttore Responsabile di Dar Bach Hamba
Fondazione Orestiadi sede di Tunisi

Se la fortuna aiutasse sempre gli audaci, varrebbe la pena partire, oppure restare a lottare.
È la speranza titubantedei migranti. È il sogno dei popoli in rivolta. L'azzurro acceso del mare dipinge la separazione tra questa e quella fortuna, nei transiti dei protagonisti di questa era.
I migranti alla ricerca della propria fortuna, fautori del proprio destino, così come le genti in cerca di libertà. È all'interno del progetto "Transiti" – pensato e curato da Fabio De Chirico, e realizzato nel 2008 a Tunisi e Gibellina attraverso la collaborazione con l'artista svizzera Rita Ernst – che il pittore napoletano Pietro Loffredo cala i soggetti dominanti della sua produzione pittorica nella realtà simbolica tunisina: gli angeli neri e il cornetto rivestono di significati la riflessione sul Mediterraneo in quanto "terra di passaggio", di transito appunto.
Le ingiustizie del mondo, che Loffredo rappresenta attraverso i suoi angeli neri, avevano i volti della gente tunisina durante la permanenza dell'artista a Tunisi nel 2008.
Gli angeli dagli sguardi inquieti e dalle fisionomie incerte rimanevano celati dietro cancelli di ferro battuto, quasi a rappresentare la metafora di un mondo chiuso all'interno di un incubo, quale era la Tunisia del regime di Ben Ali.
L'esperienza della residenza dei due artisti europei presso Dar Bach Hamba, sede tunisina della Fondazione Orestiadi, segnò una tappa importante della loro produzione, e tre anni dopo diventa per Loffredo un momento di riflessione storica in senso artistico e umano.
Rileggere oggi quell'esperienza, alla luce degli eventi politici che hanno sconvolto il Nord Africa e il mondo arabo, riveste un significato quasi profetico. Finanche il colore vivo delle tele rende il senso degli accadimenti.
È nella luce dell'azzurro terso di una mattina di metà Gennaio che il popolo tunisino ha preteso la propria libertà; nel rosso vivo del sangue dei martiri e della bandiera brandita con orgoglio che la gente è scesa nelle piazze e per le strade, a riconquistare quella fortuna che da sola, come sembra asserire Pietro Loffredo, non basta a cambiare le proprie sorti.
L'arte di Loffredo si carica di simbolismi e rimandi e lo fa attraverso l'uso di elementi che svelano le chiavi di comprensione di quelle tematiche verso le quali l'artista ci spinge a riflettere. L'ingiustizia del mondo carica le nostre coscienze di domande, di dubbi, di paure e rimorsi, ed è lì che la fortuna gioca un ruolo fondamentale nel dipanare la matassa degli eventi. Rimane, sul fondo, un'inquietudine che disvela tutta la fragilità dell'essere di fronte ai casi della vita.
Si tratta di una sorta di ricerca che trova concretezza nella storia, nel suo evolversi.
Le opere di Pietro giocano con tutti questi elementi, in un continuo entrare ed uscire dalla tela, guadagnare l'attenzione dello spettatore all'interno del soggetto del quadro per poi portarlo, infine, all'esterno.
La carica allegorica dei cornetti e degli angeli neri si arricchisce in Tunisia di nuovi elementi, e questi fanno da mezzi di trasmissione delle idee, trasportano il discorso altrove.
Ricordo come Pietro contemplava le code di grossi pesci essiccate ed esposte fuori dalle botteghe, poste sui muri delle case, sulle porte o sul cofano di auto e camion, quali porta fortuna. E fu così che il cornetto rosso, talismano sentinella delle nostre coscienze, iniziò la sua trasformazione, giovandosi di una grossa coda di pesce che presagiva la commistione tra sacro e profano: il simbolo arcaico del pesce, di tradizione cristiana, si fonde con il cornetto e la prosaica visione della fortuna umana.
Gli angeli neri, lo sguardo serrato, quasi rassegnati, appaiono rigidi dietro i cancelli in ferro battuto. Ma d'un tratto appare un senso di movimento sulla tela: le curve dei cancelli, il ferro che si alza in giri simmetrici ad avvolgere la silhouette nascosta dietro di esso, le forme sinuose dei cornetti, il lento incamminarsi degli angeli verso un futuro sconosciuto, imprevedibile o consapevole che sia.
I pesci da una parte della tela sembrano andare incontro oppure voltar le spalle alla fortuna (i cornetti sul lato opposto). Ma la fortuna ci "cade" addosso, sembra ammonire l'artista: code di pesce come gabbiani argentati seguono dall'alto la drammatica processione degli angeli neri, ingabbiati all'interno di un cornetto, schiavi del loro destino.
In questo mondo che pian piano si mette in marcia, che prende coscienza di sé, anche i colori giocano la loro partita. Ecco il mare fondersi al cielo in un azzurro luminescente, dove il rosso dei cornetti e l'argento delle code di pesce e delle squame che affiorano sempre più rimanda alla fuga per la libertà, all'affrancamento dall'oppressione e dall'ingiustizia, e infine all'inizio di una mutazione.
È una lenta litania di figure indecifrabili, che sommessamente iniziano a danzare, agitano le braccia, dischiudono le mani quasi a volere acciuffare una fortuna altezzosa che dall'alto li deride.
In questo mesto ma dinamico "transito" ci sono tutte le storie del mondo, ci sono tutte le storie di un Mediterraneo che arde, che vuole abbattere i cancelli frontiera, che col rosso del sangue costruisce il proprio destino attraverso le vicende dei suoi protagonisti, i migranti, i popoli in rivolta.
Gli angeli trascinano nei volti imperscrutabili e nei loro corpi il senso della vergogna per la loro condizione. C'è un grande senso di forza nel messaggio che il migrante in cerca di libertà dà al mondo che lo accoglie, ma vi è anche l'offesa del razzismo, che opprime col suo peso l'esperienza della migrazione.
Eppure, tutte le barriere del mondo sono travalicate dal transito dell'essere libero, che, dopo aver preso coscienza della sua libertà, sfida la fortuna che decide le sorti e prova infine a domarla e assoggettarla alla sua volontà.
È, in fondo, il fine della storia: dimostrare che l'uomo può ribaltare le ingiustizie attraverso il pieno uso della sua libertà.
E gli angeli neri di Pietro Loffredo lo hanno dimostrato proprio attraverso la storia, abbattendo quei cancelli che li tenevano al di qua della tela, incamminandosi verso la propria storia, prendendola in mano, scegliendo infine la propria fortuna.

 

Il rosso e il nero
di Erminia Pellecchia
Giornalista e critico d'arte

Rosso: calore, irrequietezza. Nero: tenebre, silenzio eterno. Luce e oscurità convivono nella pittura di Pietro Loffredo, anzi, mutuando il pensiero di Kandinsky sui colori e sulla spiritualità nell'arte, è l'oscurità che dà forza vitale alla luce. Il rosso dei cornetti, unito alla follia frenetica del giallo delle corone, si con-fonde con il nero intenso dei corvi, il colore e il non-colore acquistano energia, si mescolano, si espandono, si esaltano a vicenda, il contrasto si fa armonia, causando in chi osserva un vibrante impatto emozionale. Il corno ed il corvo sono, appunto, i protagonisti della recente produzione dell'artista antropologo che, nel suo viaggio tra le superstizioni nel mondo, ha scelto, per l'esposizione itinerante "Talisman", gli amuleti simbolo dei popoli mediterranei e germanici. Quelle credenze che vengono da lontano e con cui, sin dalla notte dei tempi, gli uomini ricorrono contro i rischi del vivere e le incognite della realtà. Quei talismani infallibili e indispensabili, quell'illusione a cui aggrapparsi, oggi più di ieri, nel tempo fermo della perdita dei valori e del disagio esistenziale: purtroppo un miraggio caduco nel vuoto assordante delle coscienze.
Fascinoso ed impetuoso l'apotropaico corno. Il riferimento a Priapo, nella sua procace, sanguigna forma fallica, è immediato. Sgargiante e accattivante, promette abbondanza e protezione, è la dimora dei più disperati che, solo sfiorandolo, pensano di aver chiuso in una mano la buona sorte. Aereo, inafferrabile il corvo, custode dei grandi misteri. Messaggero di Odino, a cui è consacrato, pare indicare, nel suo volo sospeso tra cielo e terra, la direzione a chi non sa più in quale direzione dirigersi. Sud e Nord: passione e ragione, ma lo stesso ineludibile desiderio di trovare una via d'uscita, una forma di salvezza, di controllare l'incontrollabile, di aprire il cuore alla dolce speranza. Loffredo, nell'installazione site specific, pensata per il Castello Arechi di Salerno, li evoca in una sorta di gioco d'azzardo, invita il pubblico, in una interazione ludico-estetica, a puntare sul rosso e sul nero, a scegliersi il proprio "talisman". Ma con un monito: l'impossibilità di cambiare le cose solo affidandosi alla fortuna. Scrive il critico d'arte e soprintendente di Umbria e Calabria Fabio De Chirico, che del fare arte dell'artista partenopeo è un grande estimatore: "Il tema centrale della sua ricerca è il rapporto dell'uomo con la sua condizione attuale, la sua storia e come queste si rapportano rispetto alle opportunità che ciascun essere umano ha: quanto dipende da noi, quanto incide sulle nostre scelte, quanto possiamo fare per mutare il corso degli eventi".
Il percorso ibrido tra arazzi e sagome dipinti, che si snoda lungo le mura del maniero medievale, sembra proprio porci questi interrogativi. Loffredo si impossessa del luogo e, nella ragnatela di figure che lo ridisegnano, provoca una partecipazione-percezione diretta con lo spettatore. L'effetto fisico ed emotivo è spiazzante, l'autore offre il suo sguardo e lascia a chi guarda lo spazio per una scelta. Ed ecco, nei sotterranei della fortezza (oggi Museo Archeologico della Provincia di Salerno) il fluire in un incontro-scontro di corni e corvi, dopo l'ouverture dei pesci-cornetti esposti, qualche anno fa, al Dar Bach Amba di Tunisi. E' stata questa la prima tappa del viaggio tra le icone del destino che Loffredo intesserà ancora di nuovi approdi come Roma, Torino, Berlino e ancora Tunisi in un cammino circolare Oriente-Occidente-Oriente. Ed è per questo motivo che i dipinti-acquario fanno da preludio all'environment di Salerno, città cerniera tra Mediterraneo e resto del mondo, centro fin dal Medioevo di accoglienza e culla, con la sua millenaria scuola medica, di civiltà e culture diverse. Dall'azzurro solare e gioioso dei portafortuna tunisini, si precipita nell'antro oscuro che ospita i rapaci signori della notte. Li avvolge una cascata di corni, di corni è tappezzato anche il pavimento. Un insieme magico che risuona come musica dell'anima. Dalla parete centrale emergono nel buio gli occhi feroci di un corvo, ti scrutano dentro, ti immobilizzano, nella mente affiora il sound ossessivo di Alan Parsons Project, il gruppo progressive rock inglese, che con "Takes Of Mistery And Imagination" ha reso omaggio al maestro del gotico Edgar Allan Poe. Il "nevermore", mai più, di "The Raven" ti pervade, ti percuote, ma "nel sogno all'interno del sogno", i cornetti solari ti accarezzano nell'esorcismo delle tammorre, ti conducono nuovamente verso la luce. Li insegui tra le vecchie pietre e la macchia mediterranea fin sugli spalti. Nel blu cobalto di cielo e mare ecco apparire i cupi guardiani del presente, enigmatiche figure nere alate che rappresentano le ingiustizie del mondo che la fortuna da sola non può cancellare. Dalle ali fuggono via i corni, come fragili piume nel vento. L'uomo è solo, deve fare i conti con se stesso. Loffredo ci richiama alle nostre responsabilità, alla possibilità che è in ognuno di noi di porre freno all'iniquità, all'ingiustizia, al malessere. Come? Superando la paura "di quello che ci cambierà".

 

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Mediatheque Jacques Baumel di Ruel,

Parigi - dal 6 dicembre 2011 al 22 gennaio 2012
Presente con alcune opere alla mostra personale
del fotografo corso-macrebino Saverio Maestrali 

St James Cavalier, Centre For Creativity
La Valletta, Malta - dal 12 al 28 febbraio 2010
Mostra personale nell'ambito del progetto Confluenze Mediterranee
Arte e conflitti a cura di Fabio De Chirico.

Confluenze mediterranee, l'arte in conflitto. Progetto per una visione contemporanea del Mediterraneo

[...] La pittura di Pietro Loffredo è una deflagrazione cromatica, un'espansione dei sensi che affonda nei colori primari, nei rossi e nei blu, nei gialli, e nelle vibrazioni incostanti dell'oro. L'artista qui ci presenta, insieme aduna selezione dei lavori precedenti, alcune opere realizzate esclusivamente per Malta, dei site specific. Il tema centrale della sua ricerca è il rapporto dell'uomo con la condizione attuale, la sua storia e come queste si rapportano rispetto alle opportunità che ciascun essere umano ha: quanto dipende da noi, quanto possiamo fare per mutare il corso degli eventi, quanto incide sule nostre scelte la storia o la tradizione? Si tratta di interrogativi centrali nel percorso esistenziale di ognuno, talmente radicali e fondanti che alla fine sembrano mutare il percorso della storia. Questo sembra dirci l'artista, nel suo giocare ad intessere i simboli della fortuna (il corno napoletano, l'occhio maltese) con gli sguardi enigmatici e anonimi dei suoi personaggi, tutti ed ognuno allo stesso tempo. La sua figurazione neo pop si nutre di tinte sgargianti e accattivanti, celando dietro l'apparente leggerezza l'amara constatazione che le sorti dei più deboli dipende dai più forti, o da chi in quella fase precisa della storia ha il coltello dalla parte del manico. La sua è una scenografia costante per i popoli del mediterraneo, da Malta a Tunisi, da Napoli a Bastia: ognuno si affida alla fortuna, ma ciò non esclude la responsabilità individuale di fronte agli eventi. La sua pitturasi espande, deflagra, pulsa incontenibile, come la pennellata gioiosa di un Matisse - evocato in tanti richiami, come le stesure uniformi e i toni apparentemente gioiosi di una "danza"dionisiaca sullo scenario drammatico della storia – ma con la consapevolezza che l'arte non può rappresentare una via d'uscita, una forma di salvezza. La pittura può interpretare un disagio, denunciare uno stato delle cose, annunciare un possibile orizzonte, ma non diventare l'alibi di una rinuncia. La pittura di Pietro Loffredo è sempre sulla corda di un abile equilibrista: non è mai pura gioia di vivere, né realistica dichiarazione d'intenti rispetto al presente. Si muove sulle note dell'espressività, in cui uno sguardo non è mai quello sguardo, lasciando a chi guarda lo spazio per una scelta.

Il pesce, simbolo apotropaico e autentico portafortuna nella cultura tunisina - nel paese nordafricano si usa appendere la coda del pesce ormai essiccata come amuleto contro la sorte nefasta - lentamente sotto i nostri occhi si trasforma in un corno di corallo, di un rosso acceso e pulsante, a significare l'identità di uno stato antropologico comune e condiviso, da tutte le genti che si affacciano su questa splendide coste d'azzurro di sangue. Analoga operazione egli ha realizzato verso l'occhio che prepotentemente emerge in una delle torri costiere di Valletta, anch'esso scelto come simbolo di una possibile salvezza. Ci si aggrappa a ogni cosa, anche ad un occhio, pur di salvarsi, pur di trovare scampo alle angosce del quotidiano. [...]

Fabio De Chirico
estratto dal catalogo della mostra

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Fondazione Orestiadi Museo di Gibellina
Gibellina - dal 13 giugno al 4 luglio 2009
Progetto con Rita Ernst a cura di Fabio De Chirico
 

Transiti. Quando l'arte è un passaggio tra le sponde del Mediterraneo.

Mediterraneo, Mare nostrum in nome di una centralità geografica che lo rende ponte tra l'Europa e dell'Africa, e di una innegabile rete di relazioni e scambi intessuti tra i popoli cinti nel suo abbraccio. E nell'ambito di un dialogo tra le sponde del Mediterraneo, tra il 16 aprile e il 7 maggio, ha luogo a Tunisi il progetto "Transiti" , che riunisce il pittore napoletano Pietro Loffredo e l'artista svizzera Rita Ernst, chiamati a confrontare le proprie ricerche artistiche con la cultura del paese nordafricano. Ideato e curato da Fabio De Chirico, "Transiti" ha luogo nel palazzo Dar Bach Amba (Rue Bach Hamba 1000, Tunisi), sede tunisina della Fondazione Orestiadi di Gibellina (Trapani) e del museo delle Trame Mediterranee. Le opere realizzate dai due artisti saranno esposte in seguito nella sede siciliana della Fondazione, nell'ottica di uno scambio che rappresenta arricchimento e crescita culturale per i due continenti.

De Chirico racconta il progetto: «"Transiti" è nato nel 2007, in seguito a un viaggio in Tunisia durante il quale ho avuto modo di vedere il museo delle Trame mediterranee. In quel periodo lavoravo in Sicilia e ne conoscevo il presidente, Ludovico Corrao, e il direttore, Enzo Fiammetta, che mi hanno invitato nella sede tunisina. L'edificio è un tipico palazzo del '600 a tre livelli, con il cortile e la fontana. Alcuni spazi sono dedicati al Museo, mentre una zona a pian terreno viene utilizzata per le mostre di arte contemporanea. Una sera mi sono trovato a discutere con Rita Ernst e Pietro Loffredo del ruolo che la struttura riveste per la cultura mediterranea e l'arte, così è nata l'idea di metterli a confronto negli spazi dell'edificio. Loffredo è un artista "mediterraneo" per scelte linguistiche e tecniche, mentre Ernst pratica una forma artistica -quella dell'arte concreta- che tende ad astrarre le forme dalla realtà e a lavorare sulla loro rielaborazione. Il confronto tra loro e con la cultura locale risulta stimolante e si inserisce nelle ricerche che entrambi portano avanti».
Loffredo, che ha da poco concluso (novembre 2008) una mostra antologica a Castel dell'Ovo di Napoli ("Opere 1998-2008") ha come cifra stilistica gli "angeli neri" –simboli dell'ingiustizia del mondo- e la rielaborazione del "cornetto" portafortuna partenopeo, che rappresenta l'impossibilità della fortuna di porre rimedio –da sola- all'iniquità.
Ernst, che da alcuni anni si divide tra la Svizzera e Trapani, ha elaborato nell'ambito del suo "Progetto siciliano" prima le piante architettoniche delle chiese normanne e barocche dell'isola, poi le mattonelle, ovvero una tipologia decorativa tipicamente mediterranea. Le architetture vengono rielaborate in una pittura geometrica e controllata, che si è arricchita –nell'ultimo periodo- di sfumature d'argento.

«Gli artisti» continua De Chirico «sono chiamati a lavorare nell'atelier allestito sul posto, per confrontarsi con la cultura figurativa del luogo, con i visitatori e tra loro: il discorso pittorico dell'artista svizzera è astratto e razionale, realizzato "per sottrazione" (dalla spazialità della pianta architettonica alla geometria pura ndr), mentre quello del pittore napoletano è un metodo di pittura in cui si "aggiunge". I lavori realizzati saranno esposti a Gibellina, probabilmente in autunno».

Il confronto investe anche la pratica artistica: «Loffredo, essendo stato più volte in Tunisia, e conoscendone la cultura, aveva già un'idea dei temi ispiratori e delle modalità di lavoro che avrebbe tenuto sul luogo. Per Rita Ernst è il primo soggiorno nel paese e si trova a verificare sul posto il suo progetto».

Entrambi gli artisti, tuttavia, hanno preparato con cura il proprio viaggio. Il pittore napoletano concentrerà la sua ricerca sul simbolo della fortuna tunisino, una coda di pesce, rielaborata per entrare a far parte della sua poetica e coesistere con il cornetto. Ernst ha pianificato tutte le tappe del suo percorso di ricerca, che si dividerà tra la città e il deserto, alla ricerca di un'ispirazione da appuntare sul suo inseparabile rotolo di carta lucida, da cui saranno rielaborati i dipinti finali. Ha inoltre preso contatti con alcuni artigiani locali per la realizzazione di alcuni vetri e specchi da applicare all'interno delle sue tele. In attesa della mostra siciliana.

«Succede spesso che nel Dar Bach Amba espongano artisti che hanno già lavorato nel museo siciliano, mentre per noi il percorso è da Tunisi a Gibellina, dove si farà un raffronto con la produzione precedente dei due artisti coinvolti, e si mostrerà in che modo l'esperienza ha inciso nella loro ricerca. D'altra parte "Transiti" è pensato per evocare il "passaggio", che può essere inteso in tanti modi, come osmosi o cambiamento di direzione definitivo». Ed è un punto di partenza per consentire all'arte di annullare gli –artificiali- confini del mondo.

Susanna Crispino
testo critico pubblicato su WhipArt online


Museo Dar Bach Hamba
Tunisi - dal 16 aprile al 7 maggio 2008
Laboratorio artistico ed esposizione conclusiva con la pittrice svizzera Rita Ernst;
progetto a cura di Fabio De Chirico

Dal 16 aprile al 7 maggio 2008, soggiorno e laboratorio artistico presso il Museo Dar Bach Hamba di Tunisi. Durante questo periodo vengono realizzate alcune opere esposte in loco presso le sale del medesimo museo.

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Galleria Contemporastudio
Firenze - dall'8 al 28 febbraio 2008
Mostra personale a cura di Milena Grosso, Silvana Fumo e Valentina Marroni.

Castel dell'Ovo
Napoli - dal 9 al 26 novembre 2007
Mostra personale a cura di Milena Grosso

La fortuna non basta. I cornetti di Pietro Loffredo e la cattiva coscienza del mondo.

I messaggi di un artista sono sempre racchiusi nelle opere che realizza. Ma aldilà delle facili constatazioni che può fare di chi le guarda -il soggetto, la tecnica, la piacevolezza estetica- e degli strumenti banali che può usare chi le ha prodotte -il titolo, il catalogo, le didascalie- spesso restano inascoltati o vengono fraintesi. Forse Pietro Loffredo se lo aspettava quando, per primo nel 1998, ha portato in pittura il Cornetto, ovvero il simbolo apotropaico napoletano per eccellenza.
Rossi, vitali e sinuosi, i cornetti sono diventati protagonisti assoluti della pittura di Loffredo e non hanno mai mancato di imprimere a tutte le sue opere un tocco di vivacità e un aspetto ludico, che raggiungono il pubblico molto prima del senso profondo che qualsiasi opera d'arte degna di questo nome possiede. I piccoli messaggeri rossi non augurano la fortuna a chi li guarda, ma ammoniscono sull'impossibilità di cambiare le cose solo grazie alla dea bendata. Un messaggio difficile da portare e che può rimanere ignorato da chi si lascia affascinare unicamente dalla solare vitalità dei cornetti. Forse proprio per questo -pregustando di certo tutti i fraintendimenti dei critici- Loffredo ha affiancato al rosso, vitale, ineffabile cornetto le malinconiche figure degli angeli neri. I "cupi guardiani delle coscienze ", che risultano volutamente in contrasto con i cornetti, sono in realtà un elemento indispensabile e armonioso delle opere. I loro tratti africani, le espressioni intense dei loro volti, le bandiere di cui talvolta si cingono, rappresentano infatti l'ingiustizia del mondo che ci circonda, tutto ciò che la fortuna, da sola, non potrà mai cambiare. Il richiamo all'impegno civile di ciascuno contro l'iniquità di un mondo costruito in funzione del denaro e strutturato attraverso una società di consumi irresponsabili, è quindi affidato da Loffredo ai cornetti, simboli familiari e giocosi ma mai disimpegnati. E tutto il pubblico è chiamato a rispondere al loro invito [...]. L'interazione con gli spettatori è un elemento indispensabile nelle installazioni di Loffredo, perchè ognuno è chiamato a svolgere la sua parte nel mondo. E magari può trovare la via per un mondo migliore inseguendo un rosso, vitale, ineffabile cornetto rosso.

Susanna Crispino
testo critico

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Consolato d'Italia a Bastia, Villa Italia
Bastia - dal 30 gennaio al 6 febbraio 2005
Mostra personale a cura di Fabio De Chirico

Azione come interazione

[...] L'inter/azione è connaturata a tutte le esperienze maturate nell'ambito delle avanguardie.

[...] considerando in prima istanza la componente iconica delle sue opere, che la sua è appunto una pittura che si fa gestualità, irruente e talvolta irriverente corpo a corpo con le cose, presa sulla realtà, rivestimento e reinvenzione dell'oggettualità stessa delle cose.

[...] la sua pittura è anche una interazione costante con la memoria, col vissuto personale, con la storia a cui sente di appartenere, con l'immaginario eidetico della cultura visiva dell'intero Mediterraneo, che accomuna nelle differenze l'intero bacino, le isole e tutte le terre che su di esso si affacciano.

Gli angeli si fanno neri per dichiarare il loro stare dalla parte di chi non ha parte, ai margini di una condizione che il potere ha da sempre decretato per le frange dissidenti e non inquadrate in uno schema di funzionamento sociale. Questa dunque è una scelta di campo precisa, netta, senza mezzi toni o misure, dichiarata da subito.

Loffredo ha interagito appunto con il sistema dell'arte stesso, praticando la pittura in tempi in cui il mercato preferiva le declinazioni più fredde e mediate: mi riferisco ovviamente alla video e alla computer art, o anche alla stessa fotografia.

Sono evidenti i contributi che egli deve alla tradizione, al realismo come all'Espressionismo (i suoi angeli sono i degni seguaci degli antieroi cari alla Scuola Romana e talvolta si caricano di inquietudini munchiane, e ricordano gli "ostaggi" di Fautrier).

La sua inter/azione è anche un'evidente battaglia contro ogni forma di in/azione, di un vigliacco sottrarsi a irrinunciabili scelte di campo, contro ogni preoccupante forma di livellamento e appiattimento delle coscienze.

Egli dunque assume come proprio un simbolo comune e popolare come il cornetto, innanzitutto per le sue caratteristiche formali ed estetiche, e quindi per giocare con l'intreccio e il ribaltamento dei suoi livelli semantici più scontati. Pensiamo all'installazione realizzata proprio in questa occasione per l'esterno del teatro dove si tiene la "Settimana del Cinema Italiano": una scia di fuoco, una sciara vulcanica che si arrampica sulle pareti e ci trascina [...]"

Loffredo sa consapevolmente che i suoi ambiti di sperimentazione sono pienamente inscritti nell'alveo di una consolidata tradizione e perciò ha scelto ironicamente di non contrapporsi ad essa a priori: ha spostato il suo occhio verso un'altra prospettiva, ponendosi con estrema umiltà su una traiettoria fatta di fratture, spostamenti, deviazioni, che agiscono però ad un livello più sottile, meno appariscente. La sua pittura è solo apparentemente tradizionale, ma contro la tradizione; è sperimentale ma rigetta la sperimentazione fine a se stessa. Una posizione questa decisamente solitaria, in esilio direi.

È significativo, per esempio, che le sue collaborazioni, le sue presenze siano quasi sempre legate ad eventi non strettamente artistici: premi letterari; collaborazioni con altre figure e altre tipologie linguistiche (teatro, musica, letteratura); lo stesso essere qui, nell'ambito di una manifestazione che ha per oggetto centrale la cinematografia italiana (non l'arte tout court) è indicativo del suo modo di operare. Ecco spiegato un altro livello di interazione. [...]

Fabio De Chirico
estratti dal catalogo della mostra

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Teatro Comunale
Bastia, Corsica - dal 29 gennaio al 6 febbraio 2005
Istallazione nel pronao del Teatro in occasione del "Festival del cinema italiano"
dedicata al cinema e al gemellaggio della città corsa con Napoli

Centro storico di Albanella
Albanella (SA) - 18 settembre 2004
Installazioni e coreografie realizzate nel centro storico della città
Progetto a cura di Fabio de Cihirico

Comite National Monegasque
de l'Association Internationale des Arts Plastiques
aupres de L'UNESCO,
Sous le Haut Patronage de S.A.S.
Le Prince Souverain Alberto di Monaco
Principato di Monaco - dal 29 Marzo al 7 aprile 2004
Espone con l'artista veneziano Antonio Ruffini

Chiostro delle Clarisse
Terlizzi (BA) - dal 15 al 24 marzo 2003
Mostra - confronto con l'artista corso-maghrebino Saverio Maestrali a cura di Fabio De Chirico

Ludicamente. Percorsi e territori dell'arte tra gioco e pensiero

[...] "Ludica/mente" è il titolo scelto per questa nuova esperienza: qui, nella Puglia federiciana, da sempre terra di conflitto, tra proposte e sperimentazioni avveniristiche, e strette morse di ataviche tradizioni; qui, dove l'oriente pare vicinissimo, ma dove più forte sembra la resistenza al nuovo, quasi per reazione. "Ludica/mente" è la traccia da seguire, l'indicazione da non dimenticare, il tracciato tra il "ludus", il gioco, e la "mente", la riflessione, come dire la dimensione più serrata del pensiero. Ma il termine potrebbe anche alludere nella sua modalità avverbiale, alla dimensione con cui porsi di fronte al nuovo con una disponibilità ironicamente giocosa, pronta e avvertita di fronte all'inaspettato.
[...] I cornetti di Loffredo ci rimandano all'arte popolare, alla pop-art nel senso originario del termine, così come anche il procedimento di produzione estetica: un'immagine fintroppo nota, consunta, viene sottratta dal repertorio visivo collettivo e riproposta, una volta fattasi icona, nelle sue infinite varianti, ora deformata, ora mimeticamente offerta, sempre evocata con la leggerezza di un sorriso non privo di una sua dimensione consapevolmente tragica. Il gioco si offre attraverso i sensi ad un ripensamento, ad una riflessione più profonda, a cui ciscuno può dare lo spessore che ritiene più consono. I cornetti sospesi o incatenati, citati o appena tratteggiati, dichiarano con la loro semplicità una esistenza tradotta in esperimenti di forme e colori: perché sono anche questo, una materica ed espressiva traccia del passaggio umano nel tempo e nello spazio. Tempo e spazio certamente non più unidirezionali, ma ciclici centrici, nel loro ritornante richiamo ad una dimensione di post-modernità. [...]

Fabio De Chirico
estratto dal catalogo della mostra

Sala Santa Lucia
Venezia - dal 13 al 23 gennaio 2003
Mostra personale

Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo
Roma - dal 28 settembre al 13 ottobre 2002
Mostra personale nell'ambito della manifestazione "Segni dai Segni",
Giornate del Patrimonio Europeo, a cura del Polo Museale Romano
in collaborazione con l'Ambasciata di Francia

Giardini di Elsa
Procida - dal 3 all'8 settembre 2001
Mostra personale nell'ambito del Premio Letterario
"Procida, Isola di Arturo, Elsa Morante", XV° Edizione

Sala Santa Lucia
Venezia - dal 5 al 16 settembre 2000
Personale di dipinti su tela e tavola

 

Sala Santa Lucia
Venezia - dal 20 al 30 giugno 1999
Personale di arazzi e vetri dipinti

Campo Santa Fosca
Venezia - luglio > agosto 1998
Installazioni, esposizione di arazzi e opere in vetro in occasione
di una mostra con l'artista veneziano Antonio Ruffini

Teatro Mediterraneo presso la Mostra d'Oltremare
Napoli - giugno > luglio 1984
Personale di arazzi

Galleria d'Arte I
Napoli - ottobre 1982
Personale di arazzi e dipinti su tessuto